Il lavoro
Da quando i talebani sono andati al potere, la maggior parte degli impiegati statali che lavoravano per il governo precedente sono rimasti disoccupati e attualmente non hanno reddito. Alcuni di questi impiegati statali raccontano che sono costretti a vendere quello che hanno per dare da mangiare alle loro famiglie.
La disoccupazione e la mancanza di reddito sono accompagnate da un co- stante aumento di prezzo dei generi alimentari nei mercati dell'Afghanistan. Le persone intervistate raccontano che il prezzo di un sacco di farina prima della caduta di Kabul era di 1.300 AFN (ca 12€), ma ora ne servono 2.700 AFN. Un ex impiegato statale dice che molti funzionari sono costretti a lasciare da paga- re in negozi e mercati perché non hanno ricevuto il loro stipendio. Yasser (pseudonimo), che lavorava per l'Ufficio nazionale di statistica e informazione a Kabul, dice di essersi chiuso in casa da quando i talebani hanno preso Kabul e di non avere alcuna fonte di reddito. Non riceve lo stipendio da tre mesi. Ha sei figli. Alcuni ex impiegati statali, racconta, sono costretti a chiedere l'elemosina per le strade di Kabul perché sono ridotti in miseria. “Purtroppo, molti impiega- ti statali devono mendicare o lavorare come sterratori in opere stradali, perché il lavoro non si trova”.
A parte Kabul, nelle zone dell’interno, nei villaggi, per le fasce più povere della popolazione anche in questi vent’anni, di progressi se ne erano visti ben pochi. Le scuole aperte erano state velocemente chiuse, i contadini nei villaggi sono dovuti scappare e abbandonare i raccolti dei campi che presi dai Talebani vengono distrutti e coltivati con l'oppio. È impossibile non vedere le piantagioni di oppio che si mangiano continuamente le terre dei piccoli proprietari che sono costretti a cederle, indebitandosi.
"Il lavoro è una priorità umana e pertanto è una priorità cristiana.
Il nostro dovere è lavorare per rendere questo mondo un posto migliore"
Papa Francesco