Alla luce della Lettera ai Galati, un cammino comunitario verso la Visita Pastorale.

La terza serata degli Esercizi Spirituali, vissuta il 25 febbraio 2026, ci ha guidati a riflettere su un tema delicato e profondamente evangelico: visitare per correggere con amore.


L’esperienza dell’apostolo Paolo, riletta attraverso alcuni brani della Lettera ai Galati, ha illuminato il significato autentico della correzione cristiana. Paolo non teme di dire parole esigenti alle sue comunità, ma lo fa con il cuore di chi ama, soffre e desidera che “Cristo sia formato” nei fratelli. La sua franchezza non nasce dal bisogno di imporsi, ma dalla fedeltà al Vangelo.


La celebrazione si è aperta con il suggestivo rito della luce: quattro lampade spente, portate processionalmente verso l’altare, sono state accese da un unico cero. Un gesto semplice ma eloquente, segno di una comunità che riceve luce per diventare a sua volta luce. La Parola proclamata ha poi richiamato con forza la responsabilità di custodire la verità del Vangelo senza cedere al desiderio di “piacere agli uomini”, ma cercando il favore di Dio.


Al cuore della riflessione, un passaggio decisivo:

“Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza” (Gal 6,1).


Correggere, dunque, non è giudicare né umiliare, ma prendersi cura. È un atto di amore che costruisce libertà e dignità, che vigila su se stesso prima ancora che sull’altro, che sa portare i pesi altrui senza sostituirsi, ma camminando accanto.


In preparazione alla Visita Pastorale del nostro Arcivescovo nel Decanato della Valceresio, siamo stati invitati a vivere questo tempo non come una formalità organizzativa, ma come un’occasione di verità e crescita. La visita diventa così immagine della presenza di Dio che entra nelle nostre realtà per incoraggiare, sostenere e, quando necessario, correggere per far maturare il bene.


La preghiera dialogata e i canti hanno aiutato l’assemblea a interiorizzare un impegno concreto:

  • dire la verità con dolcezza,
  • vigilare sulle proprie fragilità,
  • non lasciare che il silenzio diventi complicità o distanza,
  • “portare i pesi gli uni degli altri” nella vita quotidiana della comunità.


Riascolta la meditazione della terza serata

Mercoledì 25/02/2026