Dai dubbi alla gioia dell’incontro con il Messia

In queste prime domeniche di Avvento, la Chiesa ci fa incontrare Giovanni Battista. Lui è un profeta particolare: forte, deciso, diretto. Invita alla conversione, a prepararsi all’arrivo del Signore, e per questo finisce in carcere. Pensiamo un po’: un uomo che ha il coraggio di dire la verità, di parlare di Dio senza compromessi, viene messo in prigione.


Ma c’è un episodio curioso che ci fa riflettere. Dal carcere Giovanni manda alcuni discepoli da Gesù con questa domanda: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Ci sorprende, vero? Giovanni aveva riconosciuto Gesù come il Messia, ma ora sembra titubante, quasi dubbioso. Perché? Perché Gesù non corrisponde al Messia che lui si immaginava: non un guerriero potente, pronto a punire i peccatori, ma un uomo che accoglie, che guarisce, che porta pace.


Quante volte anche noi ci sentiamo così nella vita di fede! Ci sono giorni in cui la nostra fede sembra salda, in cui possiamo gridare con convinzione “Credo!”, ma ci sono anche giorni in cui tutto sembra incerto, e il dubbio fa capolino. E va bene così: i dubbi non sono un fallimento, sono un segno che desideriamo conoscere Dio più a fondo, capire meglio il suo amore per noi. I dubbi ci aiutano a crescere, ci spingono a riflettere, a pregare, a cercare risposte più autentiche. Certo, non dobbiamo restare bloccati nel dubbio: Gesù ci indica la strada per trovare conferma e forza nella fede.


E allora vediamo la risposta di Gesù. È semplice ma potente: “Andate e raccontate a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. Gesù dice: guardate, osservate la realtà, aprite gli occhi della fede. Il Messia promesso non viene con la forza, ma con la misericordia e l’amore concreto. La profezia di Isaia, che ascoltiamo oggi, ci spiega bene questo: “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete! Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, si schiuderanno gli orecchi dei sordi… allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto.”


Gesù ci invita a udire e a vedere: a riconoscerlo nei gesti concreti, nell’amore che si dona, nella vita che cambia. Nessuno ha mai visto Dio direttamente, ma possiamo vederlo e sentirlo attraverso chi vive secondo il Vangelo. La fede non è fatta solo di parole, ma di azioni. Giovanni si aspettava un Messia potente, Gesù mostra un Messia piccolo, umile, nascosto. Anche a Natale incontreremo un bambino semplice, non la grandezza apparente. E forse il nostro Natale sarà più vero se, invece di riempire la casa di cose inutili, proviamo a condividere con chi ha meno, a vivere la gioia del dono.


Anche noi, come Giovanni nel carcere, siamo chiamati a vivere la fede nei momenti difficili. Dobbiamo trasformare i dubbi in coraggio, le difficoltà in gioia. Non stanchiamoci di donare, di fare del bene, di incontrare Gesù: è ascoltando e vedendo la sua presenza che possiamo diventare come lui.


Che questa liturgia e la Parola di oggi ci aiutino a preparare il cuore per il Natale, aprendoci alla fede viva e all’amore concreto verso gli altri. Udiamo, vediamo, e lasciamoci trasformare.