La tenerezza di Dio, riflessa nella paternità di Giuseppe, rivela una misericordia che accoglie la fragilità umana e apre sempre alla speranza e alla redenzione
Nella Patris corde di Papa Francesco viene ricordato che, pur se i Vangeli offrono pochi dettagli sul suo modo di essere padre, possiamo essere certi che la sua giustizia si è tradotta in un’educazione piena di cura verso Gesù. Come Dio ha guidato Israele con dolcezza, così Giuseppe ha accompagnato giorno dopo giorno la crescita di Gesù “in sapienza, età e grazia”. Questa immagine biblica della tenerezza permette di intuire il rapporto affettuoso e intenso che Giuseppe ha avuto con il Figlio.
Gesù stesso, nei Vangeli, parla sempre di Dio come Padre, rivelandone un amore pieno di misericordia. La parabola del Padre misericordioso mostra come il perdono di Dio superi ogni aspettativa umana: il figlio che ritorna teme un castigo, ma il padre gli corre incontro e lo abbraccia. Questo insegna che la tenerezza è più grande della logica della punizione e che Dio non si spaventa dei nostri peccati, ma della chiusura del cuore e della mancanza di fiducia nel suo amore. La misericordia di Dio è traboccante, pronta ad accogliere sempre.
La tenerezza consiste nel sentirsi accolti nella propria povertà, non per merito ma per amore. Dio non si serve solo dei nostri talenti, ma anche della nostra debolezza redenta. San Paolo lo ricorda quando parla della “spina nella carne”: è proprio nella fragilità che si manifesta la forza di Dio. Egli non elimina tutte le debolezze, ma ci prende per mano e cammina con noi, come un padre che sostiene il figlio. Lo Spirito Santo illumina le nostre ferite con delicatezza, senza giudizio, mentre il Maligno usa anche la verità per scoraggiarci e condannarci. Per questo incontrare la misericordia nel Sacramento della Riconciliazione è fondamentale: lì sperimentiamo verità e tenerezza. Dio perdona sempre; siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono.
Guardando a Giuseppe, specchio della paternità di Dio, possiamo chiederci se permettiamo davvero al Signore di amarci con la sua tenerezza. È questa “rivoluzione della tenerezza” che ci libera da una giustizia rigida e ci rende capaci di rialzarci. In particolare, ricordiamo chi è in carcere: chi ha sbagliato deve pagare, ma anche avere una finestra di speranza. Nessuna condanna deve essere senza possibilità di redenzione. Per ognuno c’è un cammino per ricominciare, e la tenerezza di Dio apre sempre una via nuova verso una vita migliore.