Quarta domenica di Quaresima
DIO - È l’affermazione più importante di tutte, posta all’inizio del Credo come punto di partenza per poi accogliere la rivelazione sulla vita stessa in Dio, sull’uomo e sul mondo. Le antiche professioni di fede cominciano sempre affermando l’esistenza di Dio come lui stesso si è rivela-to a Mosè al roveto ardente: «Io sono colui che sono» (Es 3,14), colui che c’è. Dio è presente nella storia e nella vita dell’uomo.
IN – In Italiano si può usare “credo a” / “credo in”. Non sono però di ugual significato. Quando affermiamo: “Io credo in Dio”, diciamo “Mi fido di Te; mi affido a Te, Signore”. Non come a Qualcuno a cui ricorrere solo nei momenti di difficoltà o a cui dedicare qualche momento della giornata o della settimana. L’ “in” cancella la possibile distanza del “credo a”, ma scelgo di non consegnarmi totalmente. “Credo in Dio” chiede di fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso.
“In” implica da una lato il permettere a Lui di entrare concretamente nella mia vita e di trasformarla sull’esempio del Figlio Gesù, e dall’altro chiede a me la scelta concreta di cercare e vivere una Comunione piena con Lui.
IO CREDO - «La fede è un atto personale: è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 166). Poter dire di credere in Dio è insieme un dono – Dio si rivela, va incontro a noi – e un impegno, è grazia divina e responsabilità umana. È dire ogni settimana insieme ai fratelli di fede la scelta fondamentale che ho maturato nella mia vita e che mi impegna.