Essere missionari oggi significa annunciare Gesù Cristo con la testimonianza della vita, portando speranza, perdono e amore a ogni persona.

Oggi la chiesa di Milano celebrando il Mandato Missionario e la Giornata Mondiale per le Missioni si pone una domanda fondamentale, una domanda che riguarda tutti noi: qual è il vero compito del missionario?


Ci diciamo spesso che la gente oggi ha bisogno di ritrovare speranza e fiducia. Sembra strano in un mondo pieno di cose e di tecnologia, eppure è proprio così: la gente oggi ha bisogno di Vangelo come dell’aria per respirare. Quando manca l'aria si soffoca; quando manca il Vangelo, la vita perde il suo sapore, la sua direzione, la sua speranza.


Ma allora, che cos’è questo mandato missionario per noi oggi? Che cosa siamo chiamati ad annunciare?


Che cosa annunciamo?

La risposta non viene dalle nostre idee, ma dalla Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato.


Annunciamo Gesù Cristo Crocifisso e Risorto (1 Corinzi 1 e Luca 24)

San Paolo ci dice con forza: «Noi annunciamo Cristo crocifisso». E Gesù nel Vangelo ci ricorda che era necessario che il Cristo patisse e risorgesse dai morti. Non annunciamo una filosofia, un insieme di regole moralistiche o un'organizzazione. Annunciamo una Persona: Gesù, che ha dato la vita per noi e ha vinto la morte. Annunciamo che l'amore di Dio è più forte di ogni nostra caduta.


Annunciamo che Dio non fa preferenze (Atti 10)

Pietro, nella casa di Cornelio, scopre una cosa meravigliosa: «Dio non fa preferenze di persone». Il Vangelo è per tutti, nessuno escluso. Dio non guarda il colore della pelle, il titolo di studio o la posizione sociale. Annunciare il Vangelo significa portare a ogni uomo e donna la certezza che è amato da Dio così com'è.


Annunciamo il perdono e la possibilità di ricominciare

Nel Vangelo Gesù dice che nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati. In un mondo dove spesso non si perdona nulla, il Vangelo porta la freschezza di una seconda possibilità: con Dio si può sempre ricominciare.


Come lo annunciamo oggi? Il missionario come "testimone"

Se questo è il contenuto, come dobbiamo portarlo?


Gesù ci dà una parola chiave nel Vangelo di Luca: «Di questo voi siete testimoni».


Non con parole, ma con la vita: San Paolo ci ricorda che l'annuncio non si fa con "sapienza di parola", cioè con grandi e complicati discorsi per convincere gli altri. La Croce di Cristo non ha bisogno di effetti speciali. Il missionario non è un venditore che deve convincere qualcuno, ma un testimone: qualcuno che ha incontrato l'amore di Dio e lo racconta con la gioia degli occhi e con la vita di ogni giorno.


Sono stato per una decina di anni in Camerun come missionario. All’inizio pensavo che andare in missione significasse portare risposte organizzate, progetti per spiegare Dio a chi non lo conosceva. Ma mi sono reso conto ben presto che la gente nei villaggi non cercava i miei grandi discorsi o le mie "tecniche".
Ricordo ancora le visite ai villaggi più isolati: si camminava ore nel fango, spesso arrivavi stanco, senza risposte pronte per la povertà o la sofferenza di quelle famiglie. Eppure, quando ci sedevamo sotto un albero a condividere un pezzo di pane, ad ascoltare le loro storie, a pregare insieme e a ricordarci a vicenda che Dio non ci abbandona, accadeva qualcosa. Lì capivi che la speranza non nasceva dalle mie capacità, ma dalla presenza di Gesù in mezzo a noi. I fratelli e le sorelle del Camerun mi hanno insegnato che evangelizzare significa stare con la gente, condividere la vita quotidiana, mostrare con i fatti che l'altro vale per Dio. Lì non servivano "effetti speciali": serviva uno sguardo che non giudica e un cuore capace di perdonare e ricominciare ogni giorno.


Oggi, qui da noi, capisco che questa non è la ricetta solo per il Camerun: è la ricetta del Vangelo per tutti noi. La gente, nelle nostre case, negli uffici, non ha bisogno di discorsi teorici della religione, ma di uomini e donne che — come in un villaggio camerunese — sanno sedersi accanto a chi soffre e trasmettere con lo sguardo la gioia di essere amati da Cristo.


Cosa significa allora vivere il mandato missionario oggi?

Significa non chiuderci nelle nostre paure, ma uscire. Significa guardare chi ci sta accanto con gli stessi occhi di Dio, senza preferenze e senza giudizi.


Oggi Gesù ci invia. Non ci chiede di andare necessariamente in terra di missione ai confini del mondo, ma di portare l'aria pulita del Vangelo dove c'è la rassegnazione, la solitudine e la sfiducia.


Siamo chiamati a essere testimoni di speranza: non perché siamo i migliori, ma perché abbiamo incontrato Colui che ha vinto la morte e ci dona la vita vera.


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