A San Pietro il rito conclusivo dell’Anno Santo

Alle 9.41 del giorno dell’Epifania papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro, sancendo ufficialmente la conclusione del Giubileo ordinario del 2025, dedicato al tema “Pellegrini di speranza”. Il rito, iniziato alle 9.30 con la processione d’ingresso e l’inno giubilare, si è svolto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di numerosi fedeli.


«Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli»,

ha detto il Pontefice all’inizio della celebrazione, ricordando che il Buon Pastore «tiene sempre aperta la porta del suo cuore».

Dopo aver attraversato la Porta Santa, Leone XIV si è raccolto in preghiera e ha quindi chiuso personalmente i battenti.


Al centro dell’omelia della Messa dell’Epifania, presieduta subito dopo il rito, il tema della pace in un mondo ferito da guerre e conflitti. Commentando il Vangelo di Matteo, il Papa ha sottolineato come il Regno di Dio sia spesso contrastato dalla violenza e dalla paura:

«Amare la pace significa proteggere ciò che è nascente, piccolo e fragile».

Da qui l’invito a superare logiche di potere e sopraffazione:

«Invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace»,

ha ribadito anche durante l’Angelus dalla Loggia centrale.


Il Pontefice ha messo a confronto la gioia dei Magi e il turbamento di Erode, la fiducia e la paura, ricordando che l’incontro con Dio cambia la storia e apre alla speranza. «È bello diventare pellegrini di speranza ed è bello continuare a esserlo, insieme», ha affermato, invitando a non trasformare le chiese in monumenti, ma in case vive e accoglienti.


Nel bilancio dell’Anno Santo, Leone XIV ha riconosciuto la ricchezza della ricerca spirituale dei nostri contemporanei: «I Magi esistono ancora», sono uomini e donne che accettano il rischio del cammino e della ricerca. La Chiesa, ha aggiunto, è chiamata a non temere questo dinamismo, ma ad accompagnarlo verso Dio.


Infine, il Papa ha denunciato un’economia che mercifica tutto, anche il desiderio umano di cercare e ricominciare, ricordando che il Bambino adorato dai Magi è «un Bene senza prezzo». Il Giubileo, ha concluso, lascia un compito aperto: riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un compagno di viaggio, e continuare a camminare come generazione dell’aurora, trasformata non dall’onnipotenza, ma dall’amore di Dio fatto carne.