Domenica 22 febbraio 2026 • I Domenica di Quaresima
La Quaresima è proprio questo: un tempo favorevole. Non un peso da sopportare, ma un’occasione preziosa. Una nuova possibilità. È come quando, durante un lungo viaggio, sentiamo il bisogno di fermarci in autogrill. Non per abbandonare la strada, non per rinunciare alla meta, ma per riprendere energia. Ci fermiamo, respiriamo, prendiamo un caffè, ci laviamo il volto, ci rimettiamo un po’ d’ordine… e poi ripartiamo. Nessuno si ferma per restare lì. Ci si ferma per continuare meglio, più pronti ad affrontare i chilometri che restano.
Così è la Quaresima: una sosta spirituale nel cammino della vita. Un tempo per rallentare il ritmo, per ritrovare ciò che conta davvero, per rimettere Dio al centro. Non interrompe il viaggio: lo orienta. Non ci toglie qualcosa: ci restituisce l’essenziale. E ci prepara a ripartire rinnovati, verso la gioia della Pasqua.
1.Il Vangelo ci conduce nel deserto, dove Gesù rimane quaranta giorni tra preghiera, prova e fatica. Non in un giardino accogliente, ma in un luogo spoglio, essenziale, senza comodità.
Il deserto è arido, ma è vero. Lì cadono le maschere. Entrare nel deserto significa riconoscere con sincerità che il nostro cuore, spesso inquieto, solo, talvolta triste e chiuso, ha bisogno di essere riempito. Nel silenzio e nel vuoto ci accorgiamo di ciò che davvero ci manca: qualcuno che ci sostenga, che ci custodisca, che ci ami. Nel deserto comprendiamo il nostro bisogno di Dio.
Nel deserto Gesù viene tentato quando ha fame. Non quando è forte, ma quando è fragile. È un dettaglio che parla anche di noi: le tentazioni arrivano quando siamo stanchi, delusi, feriti o ci sentiamo inutili. Dice Gesù: «Non di solo pane vive l’uomo». Quante energie spendiamo per ciò che nutre il corpo, l’immagine, il successo… e quanto poco per ciò che nutre l’anima. Abbiamo frigoriferi pieni e cuori vuoti. Connessioni veloci con tutto il mondo e relazioni fragili. La vera fame dell’uomo è fame di senso. Fame di amore. Fame di Dio.
2. La seconda tentazione mette alla prova la nostra fiducia: Dio si prende davvero cura di noi? Anche quando le cose non vanno come vorremmo? Anche quando inciampiamo o attraversiamo momenti difficili? Sono domande che spesso abitano il nostro cuore.
Vorremmo segni straordinari, protezioni speciali, garanzie immediate. Ma la fede non consiste nel pretendere che Dio elimini ogni difficoltà; significa sapere che siamo nelle sue mani anche dentro la prova. La fede non ci risparmia i problemi, ma ci aiuta a viverli diversamente, ad affrontarli con uno sguardo nuovo, con una forza che non viene solo da noi.
La Quaresima diventa così un tempo di ascolto: ascolto di Dio, anzitutto nella Parola, ma anche degli altri. In un mondo in cui tutti parlano e pochi ascoltano, siamo chiamati a fermarci, a fare silenzio, a creare spazio nel cuore. Solo chi sa ascoltare profondamente può imparare ad amare davvero.
Proprio per questo, la proposta degli Esercizi spirituali nelle sere di questa prima settimana di Quaresima viene in aiuto in questo cammino di ricerca e di ascolto.
3. Poi c’è la tentazione del potere: il desiderio di dominare, di essere riconosciuti, di avere sempre l’ultima parola. Anche nelle relazioni quotidiane possiamo cadere in questa trappola, cercando di prevalere o di controllare gli altri. Ma la strada di Cristo è diversa. Non è il dominio, ma l’umiltà. Non è il comando, ma il servizio. È offrire sé stessi, senza imporre, ed essere autorevoli attraverso la coerenza e l’amore.
E allora questa sosta quaresimale diventa concreta. La Chiesa ci offre strumenti semplici e potenti: digiuno, elemosina, preghiera.
- Il digiuno che non è solo rinuncia al cibo: è educazione dei desideri. È imparare che non tutto ciò che vogliamo ci fa bene. È anche digiuno dalle parole inutili, dal giudizio facile, dal pettegolezzo che ferisce.
- L’elemosina non è solo dare qualcosa: è condividere tempo, attenzione, ascolto. È accorgerci di chi soffre accanto a noi.
- La preghiera è il respiro dell’anima. È il momento in cui ricarichiamo il cuore, come si ricarica il telefono.
La quaresima è il momento per riaccendere la fiamma quando sembra quasi spenta. Non siamo chiamati a restare nel deserto. Siamo chiamati ad attraversarlo con Cristo. E con Lui il deserto può diventare giardino. Come nel mattino di Pasqua. Tra quaranta giorni non troveremo il vuoto, ma la vita. Non la sconfitta, ma la risurrezione.