Dalla paura iniziale alla gioia del servizio: il racconto di un'estate vissuta da protagonista tra responsabilità, fraternità e crescita umana nell'Oratorio Estivo "BellaFra" di Arcisate.
Quando il don ha chiamato me, Stefano e Giacomo per chiederci di assumerci la responsabilità della conduzione di questo oratorio estivo, lo ammetto, il cuore ci è balzato in petto. In un primo momento i dubbi ci hanno assalito: “Saremo all’altezza? Riusciremo a gestire tutto?”. La paura di non farcela era tanta. Oggi, però, voglio iniziare questo articolo dicendo un grazie immenso al don, che ha avuto fiducia in me ancor prima che ci credessi io stesso. È grazie a quella fiducia che ho trovato il coraggio di mettermi in gioco.
Anche perché, quando suona la sveglia la mattina presto, l’oratorio di Arcisate è ancora immerso nel silenzio, ma è una quiete che dura un battito di ciglia. Bastano pochi minuti e i cancelli si spalancano su un’esplosione di colori, musica a tutto volume, risate e urla festose. Quest'anno i numeri fanno tremare i polsi, ma riempiono anche il cuore: 270 ragazzi e ragazze e più di 80 animatori pronti a tutto. Una macchina gigantesca da guidare.
In mezzo a questo meraviglioso caos ci siamo noi. Spesso veniamo definiti semplicemente "i ragazzi più grandi", ma gli animatori e i coordinatori dell'oratorio estivo sono il vero motore pulsante dell'estate. Ma cosa significa davvero prendersi questa responsabilità? Non è solo imparare a memoria l'inno o inventare coreografie stravaganti sotto il sole cocente; è un'esperienza intensa e totalizzante che ti cambia dentro.
Quest'anno, poi, il tema che ci ha guidato è straordinario: "BellaFra". In occasione dell'ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d'Assisi, abbiamo camminando sulle orme di un Santo che ha fatto della fraternità e della gioia la sua ragione di vita. "BellaFra" non è solo un modo di dire simpatico tra noi giovani; è l'invito a scoprire che l'altro — che sia un compagno di squadra o il bambino più disperato — è sempre un fratello, un dono immenso con cui condividere la strada.
Dalla parte dei più piccoli: il valore del servizio
Essere animatore e guida significa mettersi in gioco per i più piccoli. Significa scendere dal piedistallo e diventare un punto di riferimento, un fratello o una sorella maggiore.
L'aneddoto tipico? È mezzogiorno, ci sono 32 gradi all'ombra e hai appena finito di spiegare per la quinta volta le regole del gioco. All'improvviso un bambino ti si avvicina, ti tira la maglietta e, con gli occhi sgranati, ti dice: "Mi allacci le scarpe?". Oppure cerca consolazione per un ginocchio sbucciato durante la caccia al tesoro.
In quel momento capisci il valore del servizio, lo stesso che San Francesco viveva nel prendersi cura degli ultimi. È un atto di responsabilità enorme: hai tra le mani la cura e il divertimento di decine di bambini che ti guardano come se fossi un supereroe (anche se hai solo una maglietta colorata e il fischietto al collo).
Una palestra di vita e relazioni
Per molti di noi, questa è la prima vera esperienza di forte volontariato e gestione. L'oratorio estivo diventa così una palestra di vita incredibile, dove si sviluppano competenze che nessuna scuola ti insegna:
- Gestione del gruppo: Imparare a farsi ascoltare dai preadolescenti senza urlare.
- Lavoro di squadra: Coordinarsi con gli altri animatori. Significa confrontarsi, dividersi i compiti tra logistica, giochi e laboratori, accettando che l'idea dell'altro possa essere migliore della tua. Diventare, insomma, una vera e propria "fraternità" in azione.
- Problem solving da record: Trovare una soluzione creativa e immediata quando il meteo decide di regalare un acquazzone improvviso proprio durante la gita, o quando il gioco preparato per ore fallisce dopo due minuti netti.
La "fatica" che ripaga
Inutile girarci intorno: guidare l'oratorio estivo è stancante. Significa tornare a casa la sera con la voce rauca, la maglietta sudata, i piedi distrutti e le urla dell'oratorio che rimbalzano nel cervello anche mentre cerchi di prendere sonno
Eppure, tutta questa fatica scompare la mattina dopo. Svanisce davanti al sorriso di un bambino che ti corre incontro per abbracciarti prima ancora di aver varcato il cancello, o quando ti accorgi che quel ragazzino timido, che i primi giorni stava in disparte, ora è il capopopolo della squadra. Lì capisci che stai scrivendo una storia bellissima insieme a loro, piena di quella "perfetta letizia" che Francesco insegnava.
Il vero segreto: l'entusiasmo
Un animatore in gamba non si misura dalle tecniche di animazione che utilizza, ma dalla passione che ci mette. È un'esperienza che unisce accoglienza, rispetto, solidarietà e la gioia pura nel servire la propria comunità.
Alla fine dell'oratorio estivo, quando si spegneranno le casse e riguarderemo le foto di questa estate ad Arcisate, ci renderemo conto di aver fatto qualcosa di grande. Non abbiamo solo regalato ai bambini un ‘inizio d’estate indimenticabile; abbiamo investito su noi stessi. E io, ripensando a quei dubbi iniziali, posso dire che aver accettato questa responsabilità è stata la scelta migliore che potessi fare. Ci siamo scoperti più pazienti, più responsabili e, soprattutto, pronti ad affrontare il mondo gridando a tutti, con la vita, "BellaFra!".