V DOMENICA di PASQUA

V DOMENICA di PASQUA “A”

At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Sal 65; Fil 2,12-16; Gv 14,21-24

RISPLENDETE COME ASTRI NEL MONDO
Stiamo celebrando la nostra festa patronale, la festa di una comunità che si riconosce attorno al proprio santo: San Vittore martire. La stiamo vivendo in un modo diverso e insolito. L’emergenza sanitaria che ci sta accompagnando da oltre due mesi ci ha costretti a rinunciare alle belle tradizioni popolari che segnano il cammino di una comunità, della nostra comunità di Arcisate.
Questa mattina qui in Chiesa sono presenti solo le autorità del nostro paese. Sono qui a rappresentare tutti voi cittadini di Arcisate che non potete partecipare. A loro voglio esprimere non solo la gratitudine per la presenza a questa celebrazione, ma aggiungere un grazie sincero a tutti e in particolare al Sig. Sindaco, voi che vi siete trovati a gestire questa imprevista e difficile situazione. Far rispettare le regole non è semplice e facile! Arcisate e Brenno vi dicono grazie per la vostra costante presenza tra noi, tra la nostra gente in particolare tra coloro che soffrono e che hanno bisogno di aiuto.
Vogliamo pregare in questa Eucarestia per le vostre decisioni e responsabilità: siano sempre arricchite di sapienza per il bene di tutti.
Ogni domenica il Signore ci fa dono della sua Parola, perché diventi vita e faccia di noi delle persone che sappiano “risplendere come astri nel mondo”, è l’immagine che ci ha donato S. Paolo nella lettura di oggi che scrive ai Filippesi.
La Parola che abbiamo ascoltato ha qualcosa da suggere a tutti noi e alla nostra comunità cristiana per essere luminosi come stelle.
La pagina di vangelo ci riporta ad un momento drammatico della vita di Gesù. Lo troviamo a cena con i suoi discepoli. L’evangelista Giovanni raccoglie dalla bocca e dal cuore del Signore i suoi ultimi insegnamenti, prima della sua passione e della sua morte. Noi sappiamo che Gesù aveva appena compiuto un gesto di servizio e di amore, si era messo a lavare i piedi dei discepoli e ora parla loro di amare e di osservare la sua parola: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”. Gesù invita a mettere in pratica i suoi comandamenti. Un comando!!! Suona male ai nostri giorni questo termine!!!
Noi, quando pensiamo a un comandamento, ci viene subito in mente un obbligo morale per evitare un castigo. I comandamenti di Gesù non sono di questo tipo. Egli chiede di osservare le sue parole dopo che ha “mostrato” ai suoi discepoli che lui stesso mette li pratica nei loro confronti. Non si tratta di un obbligo, ma di gesti compiuti per amore. Gesù non chiede cose dettandole dalla cattedra come un maestro, lui chiede di fare come lui ha fatto, lui non è maestro, ma ci testimonia concretamente cosa dobbiamo fare.
Il comando che Gesù dà ai suoi discepoli e a noi è questo: AMA e SEGUI la mia parola. Queste sono le condizioni basilare per chiunque voglia entrare in comunione con Dio.
Agli arcisatesi da sempre è stato messo davanti l’esempio di S. Vittore come modello e testimone di fede. Lui ha amato e non ha rinnegato la sua fede. Non è mai sceso a compromessi, è rimasto sempre fedele al suo credo e per questa fedeltà ha raggiunto la pienezza della comunione con Dio attraverso il martirio. Oggi viene consegnata a noi come modello la sua fede.
Se c’è un atteggiamento che non è mai facile, non è mai scontato anche per una comunità cristiana, non solo ma anche nelle nostre famiglie, è proprio quello di sapersi amare, di volersi bene sull’esempio del Signore. A volte i contrasti, l’orgoglio, le invidie, le divisioni lasciano un brutto segno anche sul volto bello della Chiesa.
Una comunità di cristiani dovrebbe vivere nella carità di Cristo, e invece è proprio lì che il maligno “ci mette lo zampino” e noi senza volerlo e senza accorgercene ci lasciamo ingannare. Saper amare non è mai un dato acquisito una volta per tutte; ogni giorno si deve ricominciare, ci si deve sempre esercitare perché il nostro amore verso i fratelli che incontriamo diventi maturo e purificato da quei limiti o peccati che lo rendono egoistico, sterile e infedele. Ogni giorno si deve imparare l’arte di amare. Anche in famiglia! Non diamo mai per scontato l’amore. Dicevamo all’inizio che noi dobbiamo essere come ASTRI che portano luminosità, che mostrano la sorgente della cui luce viviamo. Tanto più saremo saldi nella parola di vita, tanto più il mondo che ci circonda potrà godere di una vita luminosa.
Non sono i risultati che contano, ma la volontà di ricominciare ogni giorno ad amare, come Dio fa con noi.
Lo Spirito del Signore confortò il martire Vittore, lo stesso Spirito ci renda capaci di vivere coerentemente la nostra fede e di splendere come Astri che infondono amore. Amen.