SALUTO DI DON GIAMPIETRO a tutta la Comunità Pastorale “Madonna d’Useria”

SALUTO DI DON GIAMPIETRO a tutta la Comunità Pastorale “Madonna d’Useria”

Ci siamo: questo sarà il mio ultimo intervento sul “foglio parrocchiale”!
Più volte ho iniziato questo saluto e più volte la mia mente, ma soprattutto il mio cuore, hanno provato a farmi deviare dal proposito inducendomi a rimandare ad altro giorno.
Vorrei risolvere tutto dicendo­vi semplicemente un sentito “Ciao” e poi salire in macchina e chiudere al più presto questo momento di saluti che crea sempre problemi sia a chi li deve effettuare, sia a chi li deve ricevere. Ma capisco che non posso semplificare così tanto le cose, perché c’è anche un debito morale e affettivo di riconoscenza nei confronti di tutti coloro che in questi anni “non convenzionali” mi hanno accolto, accompagnato, capito e forse anche elegantemente sopportato.
Mentre sto cercando faticosamente di concentrarmi per scrivere questo saluto nel mio studio regna un silenzio che mi sembra irreale: il telefono e il campanello sono stranamente “a riposo”, cosa che non capita tanto spesso; e questa atmosfera un po’ mi spaventa perché amplifica il ricordo di nove anni in cui in momenti come questo riempivate il mio tempo. Non è una vigilia come le altre perché un saluto esprime sempre il passaggio ad una tappa nuova della vita. E in questo momento mi sento profondamente riconoscente, al Signore e a tutti voi per la particolare fase della mia vita che mi è stata data di vivere nella vostra, “nostra” Comunità Pastorale.
Non è facile salutare quando nel cuore si portano molteplici ricordi. Lo faccio lasciando a tutti simbolicamente un segno distintivo…

Ai sacerdoti confratelli lascio simbolicamente il mio calice “strumento” principale del nostro ministero, dove sicuramente nella messa quotidiana in questi ultimi anni abbiamo inserito gioie e dolori del lavoro pastorale. In questi nove anni mi si sono affiancati diversi collaboratori nel ministero: don Paolo, don Pietro, don Stefano, don Simone, don Eros, fino ad arrivare ai voi due don Giuseppe e don Valentino… Abbiamo condiviso insieme gioie e dolori, soddisfazioni e fatiche, ci siamo supportati a vicenda e, qualche volta purtroppo, solamente sopportati… ogni giorno però nel mio calice, durante la Consacrazione della Messa inserivo tutto questo, le nostre vite e la nostra disponibilità a servire il Signore… E quel calice era sempre “pieno” a motivo delle nuove condizioni pastorali difficili da accettare, delle diverse tradizioni parrocchiali da amalgamare, di qualche critica cattiva un po’ troppo gratuita e ingenerosa ricevuta … come si riempiva quel calice alla mattina durante la messa… Continuo simbolicamente ad offrirvelo perché c’è una comunione tra noi che non è mai stata scontata, preconfezionata, tenuta insieme solo da una simpatia “a pelle”, ma in quel calice vi è entrata spesso anche la sofferenza di amare la Chiesa e soffrire per il suo bene… Al di là del mio carattere, certamente difficile e qualche volta intrattabile, in quel calice c’è sempre stata dentro la dedizione alla comunità di cui il Signore mi ha messo a capo.

Ai collaboratori/corresponsabili con cui ho lavorato più assiduamente lascio la bacheca in ufficio con appesi tutti i mazzi di chiavi: aprono tutte le porte della parrocchia e anche quelle di casa mia, simbolo del mio mondo personale. Quando penso agli incontri con i rappresentanti delle commissioni, con i consiglieri, con le coppie dei gruppi familiari, con gli anziani della messa quotidiana…, mi vengono proprio in mente quelle chiavi come segno di collaborazione, di porte nuove che di volta in volta riuscivamo ad aprire, di amicizie vere nate e di confidenze ricevute. Siete stati un po’ il “lasciapassare” per la vita ordinaria in parrocchia, per quel tessuto relazionale che ha formato l’intensa trama di rapporti che un prete ha normalmente con la sua gente. Ne abbiamo aperte tante di porte insieme… qualcuno è riuscito a trovare anche quella del proprio cuore… Lo ringrazio infinitamente.

Agli amici con cui sono entrato più in sintonia affettiva lascio la piccola ceramica appesa fuori dal mio studio personale con scritto “Attenti al prete”… mi è stata regalata proprio da una coppia di voi… Con alcuni ho veramente gustato e goduto di questa “attenzione” che avete voluto riservarmi. Sono nate amicizie incredibili, che porterò sempre con me come segno di una amicizia che va oltre i ruoli istituzionali e punta invece al cuore di una persona. Non abbiate vergogna di voler bene in profondità alle persone… “Qualcuno” ha detto che l’amore vincerà il mondo… Grazie per tutti quei cuori che si sono aperti per accogliermi. “Attenti al prete”… potrebbe anche volervi bene! Certe amicizie non le porterà via mai né la distanza, né la vecchiaia, né la malalingua invidiosa della gente!

A tutti i parrocchiani indistintamente (e sono stati veramente tanti in questi anni) lascio la locandina di tutti i pellegrinaggi che in nove anni abbiamo fatto. Sono stati momenti di vita insieme stupenda, ma soprattutto sono oggi il segno di orizzonti che non si vogliono restringere ma, al contrario, continuamente allargare. Ci siamo costruiti insieme come “Comunità Pastorale” e insieme abbiamo corso il rischio di essere “comunità alternativa” a quella che la mentalità comune intende come “parrocchia”. Qualche cosa non è andata secondo i programmi preventivati, ma sono fiero di essere sempre stato “in testa a condurre” verso traguardi nuovi. Non mi sono mai tirato indietro nei cammini che proponevo, sudando e faticando sempre davanti a voi… Guardate sempre avanti… ci sarà sempre un “aereo” pronto a decollare verso sogni nuovi anche se non sarò più io ad augurarvi “Buon Viaggio”.

Vorrei infine lasciare un segno anche a tutti coloro con i quali non sono riuscito a legare o dai quali non sono stato accettato, coloro con cui ho litigato o che in questi anni se ne sono andati: a tutti loro lascio un puzzle con l’immagine delle 7 chiese della nostra Comunità Pastorale. Non ho mai avuto la pretesa di piacere a tutti, fa parte della vita di relazione e di collaborazione arrivare a capire che non c’è feeling o che gli obiettivi discordano. Alla fine del mio mandato non voglio falsamente far finta che siamo ridiventati tutti amici per incanto, ma a tutti voi che vi sentite inclusi in questa categoria di persone chiedo la gentilezza di provare a ricomporre il puzzle per verificare se veramente mancavano dei pezzi oppure se è stato solamente un motivo di incapacità a ricomporlo perfettamente… A volte un puzzle non si riesce a completare semplicemente perché non si ha avuto la pazienza di far incastrare tutte le tessere. Vi chiedo solamente di non cestinare subito il regalo, ma di provare almeno un’ultima volta a far combaciare i pezzi…

È ora di chiudere veramente, perché ormai non posso aggiungere più nulla a quello che potevo fare o dire.
Non mi vergogno di riconoscere che ora mentre sto scrivendo questo saluto… mi sta scendendo qualche lacrima…
Non mi vergogno di dire che tantissimi volti mi mancheranno parecchio… Non mi vergogno di dire che avete scritto una pagina incancellabile nella mia vita…
Non mi vergogno di dire che parto da voi un po’ con la morte nel cuore…
Non mi vergogno di dire che mi sono sentito voluto bene da voi e che ho cercato a mia volta di ricambiare con altrettanto amore… anche se non sempre sono riuscito a farvelo capire…
Non mi vergogno di dire che ancora una volta il Signore mi ha voluto bene permettendo che il mio cammino si incrociasse con il vostro… … speriamo non abbia esaurito la sua fantasia…

È il 430° “foglio parrocchiale” che mi appresto a concludere; qualche volta sono stato un po’ pesante ed esagerato nelle iniziative, da ora in avanti non lo farò più, promesso! Mi auguro almeno che di me non resti solo questa immagine, ma che impresso nei vostri cuori resti anche il ricordo di un prete un po’ “alternativo” e “sempre di corsa”, che ha accettato da incosciente 9 anni fa di “fare” il vostro parroco.
Da parte mia non chiederò alla comunità pastorale di Masnago di aiutarmi a dimenticare Arcisate-Brenno (sempre rigorosamente citate insieme e menzionate per puro ordine alfabetico!), sarà impossibile, ma semplicemente di permettermi di essere il prete come me lo avete permesso voi.

La “tregua” del campanello è cessata, qualcuno mi chiama: è veramente l’ora di mettere il punto finale. Si conclude per rico­minciare… ovviamente “sempre di corsa”…

Semplicemente “ciao”

don Giampietro

 

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