quarta domenica di quaresima

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA

Es 34, 27-35,1; Sal 35; 2Cor 3,7-18; Gv 9,1-38b

 

LASCIARSI ILLUMINARE PER POTER VEDERE

 

La quarta domenica di Quaresima ci presenta l’episodio evangelico della guarigione del cieco nato. Questo brano inizia con una domanda che i discepoli rivolgono a Gesù: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori?

Anche a noi che stiamo vivendo questa Quaresima in quarantena può nascere lo stesso dubbio dei discepoli di Gesù. Tutti a volte siamo tentati di guardare le disgrazie come se fossero punizioni di Dio.

Gesù con fermezza risponde: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio».

Questa risposta ci ricorda una cosa che il male, la sofferenza, la malattia non sono una punizione del peccato che abbiamo potuto commettere, perché il male è già male in sé e ci fa male.

Gesù affronta la domanda e dice che non si tratta di cercare il colpevole di meritati castighi. Perché se le cause dei mali che toccano l’umanità sono in parte attribuibili all’uomo. Egli afferma invece che le «opere di Dio» non si manifestano nella devastazione dell’umano, ma nella sua guarigione. Gesù opera sul cieco nato, ridonandogli la vista, perché è la “luce del mondo”,        questa è l’opera di Dio.

Guardiamo un po’ più in profondità questo episodio. Chi era questo cieco? Non era uno che voleva credere, non gli importava proprio nulla della fede: lui era solo un povero cieco che doveva tirare avanti, sporgendo il suo braccio la strada, per supplicare i passanti ad avere un po’ di pietà e ricevere in cambio una moneta. Quest‘uomo è l’immagine assoluta della solitudine, della disperazione.

Gesù gli si avvicina e compie un gesto strano su questo uomo e gli un ordine: “Va alla piscina di Siloe e lavati”! Lui, che non aveva mai visto Gesù, si fida e Gesù lo guarisce. Nessuno implorò la grazia di un miracolo; Gesù non chiese al malcapitato la premessa di una fede. L’iniziativa di Gesù è assolutamente gratuita, ma ha chiesto una cosa, la partecipazione del cieco. Quel cieco avrebbe potuto insultare Gesù dicendogli di “farsi gli affari suoi”, invece la sua fede lo mette in cammino verso Siloe come indicatogli dal Maestro, mentre ancora brancolava nel buio.

È bella questa immagine! Noi quanto spesso barcolliamo nel buio, sperimentiamo la nostra cecità. Abbiamo del fango sugli occhi e facciamo fatica incamminarci per farci lavare da lui. Quell’uomo si è fidato! Viene chiesta anche a noi una partecipazione con la stessa fede.

In questo tempo di prova siamo chiamati a compiere un’operazione spirituale che ciascuno dovrà scegliere, perché gli altri non potranno farla al posto nostro. Siamo chiamati a ritrovare una certezza: Noi siamo nelle mani di Dio! A noi viene chiesto di tornare a Lui.

Le ferite del mondo possono diventare per tutti occasione di rivolgersi a Lui, di convertirci.

Avere il coraggio di andare a lavarci a Siloe, anche se siamo circondati da giudizi contrari e provocatori.

Il povero cieco, infatti, una volta guarito invece di ritrovare pace, iniziamo per lui i problemi,

Questo povero uomo prima aveva la colpa di essere cieco, adesso tutti ce l’hanno con lui perché ci vede. Nessuno vuol compromettersi per quel cieco, neppure i suoi genitori.  Alla fine, lo cacciano fuori.

Il vero discepolo spesso per la propria fede si sente solo. Chi crede ha l’impressione di essere solo, talvolta deriso. Ma chi crede non è mai solo, noi siamo nelle mani di Dio.

Il vero discepolo è colui che ha bisogno d’incontrare la luce e l’incontro con Gesù è come una illuminazione. È come se la nostra vita fosse come una grande stanza, un appartamento tenuto al buio. Ci siamo nati, ci siamo cresciuti, ma ogni tanto ci prendiamo delle gran botte contro gli spigoli. La fede è che ad un certo punto qualcuno o noi stessi apriamo le imposte ed entra luce del sole. La nostra vita sarà sempre la stessa, i mobili stanno sempre allo stesso posto, noi siamo le stesse persone, facciamo lo stesso lavoro, ma è tutto cambiato.

La fede è questo, la luce che entra e ti definisce il luogo dove tu sei e le cose che tu fai in maniera completamente diversa, in maniera completamente nuova.

Chiediamo al Signore questa fede capace di illuminare questo momento storico pesante e faticoso. È il tempo del “senza”, senza scuola, senza incontri pastorali, senza relazioni con gli amici, senza luoghi affollati potrebbe diventare una occasione per fare luce e capire ciò che vale.

Imparare ad apprezzare tutto quello che ogni giorno abbiamo e magari diamo per scontato.

Continuiamo a vivere con fiducia questo tempo di Quaresima come possibilità per lasciarci illuminare il cuore ed essere capaci di vederlo e di sentirci così sicuri e protetti nelle sue mani.

 

Don Claudio