Lettera alla comunità

Comunità Pastorale Madonna d’Useria

ARCISATE e BRENNO

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Miei cari tutti!

Don Claudio Lunardi

Esattamente un mese fa, il 23 febbraio, ricevevamo l’ordine di sospendere la celebrazione delle Messe con la presenza del popolo. Iniziavamo così il tempo di quaresima. Tutto sospeso! Le attività ordinarie della vita pastorale (il catechismo, gli incontri di ogni tipo), la sospensione delle Messe, l’invito a celebrare i funerali dando solo la benedizione al cimitero.

Sono solo sei mesi che svolgo il mio servizio sacerdotale tra voi. I primi di questi mesi senzachiesa di mura” (restauro della basilica), ora mesi senzachiesa di persone” (la comunità che si riunisce a celebrare l’Eucarestia)!!!

A decostruire le nostre certezze è bastato un minuscolo virus, che pensavamo – nella nostra ingenuità e, forse, non senza una piccola dose di svalutazione – destinato a rimanere confinato all’interno della Cina…, un paese troppo lontano, abituato ad essere colpito da altri virus (la Sars nel 2002-2003) “incapaci” di raggiungere il nostro mondo.

Non ci sono volute molte settimane per riscoprirci ad essere la Wuhan d’Europa e la paura, la confusione, lo smarrimento si sono impadroniti di noi. Pensiamo all’ansia per chi si è trovato, non si sa come, coinvolto nel contagio, soprattutto alle persone fragili e anziane che sono le più vulnerabili; pensiamo alla lotta che ingaggiano gli operatori della sanità, pensiamo allo sconcerto per le famiglie, che si trovano a gestire i bambini a casa per la chiusura delle attività scolastiche, pensiamo alla paura del mondo produttivo che viene immediatamente colpito e che sta già risentendo di forti perdite. Pensiamo a tutti noi, colti di sorpresa dalle restrizioni che impongono per limitare la diffusione del contagio.

Cosa dice a noi tutto questo? Come dobbiamo reagire?

Quante risposte ci vengono bombardate dalla televisione, dai social…. Io vorrei stendere qualche riflessione e condividerla insieme, noi che, animati dalla stessa fede, vogliamo far tesoro di questa drammatico momento. Non dimentichiamo che quaresima quarantena hanno la stessa radice: un lungo tempo di isolamento.

 

 «Entra nella tua stanza, prega nel segreto» (Mt 6, 6)

È una parola che è stata proclamata all’inizio di questa quaresima, una parola che ricorda una relazione intima, segreta con il Padre, da custodire e di cui aver particolarmente cura in questo «tempo favorevole per la nostra conversione» (Ef 5,16). Una relazione in cui siamo assicurati che lui non mancherà all’appuntamento («il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»), se noi ci faremo trovare in attesa dell’incontro…

Impegnativa, perché ci sfida ad una relazione “segreta”, appunto, personale, solitaria. Ed è lì, in questo tempo segreto che si gioca la partita della ricerca di un Dio che «vuole la sfida faccia a faccia», senza nessuno che ci veda, senza l’aiuto di altri…

La quaresima 2020, a causa del Coronavirus, è un forte invito a vivere questa parola del Vangelo e a credere alla sua promessa. Non è questa quaresima un invito a vivere, quindi, un tempo “segreto” tra noi e il Padre? Quale la mia scelta per non trascurare la ricerca di Dio, ancora più urgente ora che non possiamo “cercarlo insieme”? Ricordiamo quanto insegna san Benedetto: chi prega solo in coro (nella liturgia) ma non anche da solo (nella sua stanza) non prega mai.

 

«Iniziare con questo digiuno»  

A tutti i digiuni si può pensare, iniziando la quaresima, ma non certo al digiuno dal pane eucaristico!

Abbiamo pensato spesso al digiuno dai dolci…, o – magari con maggior profondità – al digiuno dai nostri vizi o dalle nostre dipendenze.

In questa quaresima 2020 ci troviamo a digiunare dall’eucaristia! Possibile? Non è un gran male questo? Siamo pienamente consapevoli che il gesto della frazione del pane “in memoria di lui” è il gesto decisivo per i discepoli. Compierlo nel giorno del Signore è obbedienza al suo comando, perché la memoria viva del suo amore custodisca la nostra fedeltà alle sue promesse.

Ma quanti cristiani vi debbono rinunciare per molto molto tempo… Per settimane o per mesi, per l’assenza del presbitero…, guadagnando la partecipazione a costo di lunghi spostamenti a piedi… Come fanno queste comunità a rimanere pienamente Chiesa senza il gesto che ci costituisce tali? Come ne sono capaci? Come possono vivere questo digiuno? È un’esperienza che io ho vissuto per diversi anni in Missione: la Messa celebrata ogni due mesi era l’incontro di una comunità cristiana che trovava nell’Eucarestia il trampolino di lancio per vivere la propria missione.

In questo tempo, anche noi scopriamo che l’eucaristia “non è scontata”, che ci può essere tolta. E non solo dal Coronavirus, ma dalla mancanza di preti, o da altre cause che oggi non conosciamo. Che cosa significa scoprire che non possiamo più dare per scontato che ci sia la messa? E magari all’orario che mi è più comodo?

Questo digiuno ci può far capire qualcosa del dramma delle comunità che senza messa sono quasi ogni domenica, ci può aprire domande che allargano i confini della nostra Chiesa troppo assicurata, ci può educare a vivere il valore di ciò che forse con troppa facilità abbiamo sempre “sottomano”, ci può provocare ad una coscienza nuova: quale il valore di questo gesto che compiamo insieme? Come celebrarlo nella verità e non “a fotocopia”?

Questa quaresima è stata segnata pure dalla partenza repentina di don Giuseppe. Se ne è andato in punta di piedi a festeggiare il suo compleanno e il suo onomastico in Paradiso. Lascia un vuoto nella nostra comunità pastorale: la sua presenza incoraggiante, il suo sorriso, le sue attenzioni… Sentiamolo vicino nella nostra preghiera e affidiamoci alla sua, perché interceda presso Dio a favore dell’intera umanità.

Avremo ancora un prete che prenderà il posto di don Giuseppe? Grande interrogativo che in base alla risposta ci porterà a modificare qualcosa nell’organizzazione della vita pastorale della nostra comunità.

 

 «Mi cercano ogni giorno… ma il digiuno che voglio è dividere il pane con l’affamato» (Is 58,2.7)

I giorni del Coronavirus sono certamente giorni di grande preoccupazione per tutti. Giorni di apprensione per le persone malate e per la diffusione del virus, giorni di impegno al fronte per il personale medico, infermieristico e sanitario, giorni di fatica per la chiusura di tutti i servizi, giorni di ansia per il futuro delle nostre attività produttive, giorni di mancanza per la privazione dei momenti comunitari, soprattutto, per noi cristiani, come già dicevo,  la mancanza dell’eucaristia comunitaria, anche nel prossimo triduo pasquale che saremo chiamati a viverlo individualmente nella propria casa.

Lo sguardo attento alla nostra situazione di “povertà”, però, non ci deve però chiudere solo su noi stessi. Noi, proprio perché ci sentiamo impoveriti dal fatto che non possiamo incontrare il Signore nel sacramento dell’eucaristia, siamo invitati ad aprire gli occhi per cercare il Signore nel sacramento del fratello. È come se questa situazione ci interpellasse a non fermarci ad un unico sacramento (la Messa che manca) ma a renderci conto che il Signore ci viene incontro anche attraverso sacramenti non meno sacri: i fratelli che, nel dolore, bussano alla nostra porta.

Ciò che sta accadendo intorno a noi, qui in Italia e nel mondo ci dice che lì il Signore è presente: nell’anziano, nell’ammalato, nel povero, nel fuggitivo, nel migrante.

Cercare il Signore significa anche trovarlo dove lui è, non dove noi vorremmo che fosse: e Gesù ce lo ha detto chiaro. Lui è lì, in chi ha fame e sete, in chi è straniero e nudo, ammalato o carcerato…

 

Una quaresima povera

La quaresima 2020 è iniziata povera: povera di riti, povera di incontri, povera perché deprivata dei nostri segni tanto cari, delle nostre abitudini che custodiscono la fede e la sostengono nella fatica che tutti facciamo nel cammino.

Povera, ma forse, nella sua povertà, custodisce messaggi, opportunità, esperienze che possono dare alla nostra fede un’occasione preziosa di purificazione, di crescita, di maturazione.

A tutti buona continuazione a tutti buona preparazione alla Pasqua del Signore.

Il Signore Risorto porti vita nuova in ognuno di noi e in mezzo a noi.

 

Un forte abbraccio, vi sento tutti vicini.

 

Don Claudio

 

23 marzo 2020